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L’EUROPA FONDATA SUL LAVORO

Veniamo da anni in cui il lavoro è stato precarizzato, sfruttato più che mai, ridotto a costo da abbattere nella corsa alla competizione.

Di lavoro ci si ammala e si muore: lo scorso anno in Italia ci sono stati 1043 decessi sul lavoro ed anche questo anno si sta ripetendo una strage vergognosa e inaccettabile. E i dati sul resto d’Europa confermano lo stesso allarme.

Per noi chi lavora è soprattutto una persona, da mettere al centro di un sistema di diritti, tutele e garanzie, tali da assicurarle libertà, dignità e benessere.

L’Unione Europea può e deve fare molto in questa direzione, a partire dal completamento e dalla effettiva implementazione del pilastro sociale, cambiando il verso della storia, promuovendo finalmente un’armonizzazione al rialzo delle condizioni di lavoro e creando posti di lavoro di qualità, anche attraverso l’introduzione di condizionalità sociali per i fondi europei, gli aiuti di Stato e le altre forme di supporto alle imprese.

A questo fine proponiamo di:

  • Raggiungere gli obiettivi climatici attraverso una direttiva sulla transizione giusta sul piano occupazionale, che si basi sul principio del coinvolgimento dei sindacati, della centralità della contrattazione collettiva e delle associazioni ambientaliste.
  • Combattere il dumping sociale favorendo gli aumenti salariali e sostenere la convergenza verso l’alto dei redditi e delle condizioni di lavoro, anche attraverso l’introduzione di un quadro europeo che promuova l’aumento dei salari e un’azione più incisiva a livello UE per eliminare il divario retributivo di genere.
  • Adottare una direttiva per indicizzare i salari all’inflazione in tutti gli Stati
  • Definire uno statuto europeo del lavoro, così da definire una base minima comune di diritti nei diversi Stati, per evitare la concorrenza e i danni che questa provoca a tutte e tutti coloro che lavorano.
  • Porre fine al lavoro precario garantendo alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto a contratti a tempo pieno e indeterminato e vietando ogni forma di stage non retribuito.
  • Aumentare il controllo delle lavoratrici e dei lavoratori sulla flessibilità dell’orario di Proteggere i diritti anche nel telelavoro, compreso il diritto alla disconnessione, e vietare la sorveglianza invasiva e irrispettosa.
  • Migliorare ed estendere l’applicazione della legislazione UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro e adottare ogni iniziativa per arrivare a zero morti sul lavoro o causate da malattie professionali, comprese quelle che coinvolgono le lavoratrici e i lavoratori Riconoscere i rischi psicosociali, a partire dal burnout. Introdurre una norma europea che definisca il limite di temperatura massimo nei luoghi di lavoro.
  • Ridurre la durata massima della settimana lavorativa a parità di
  • Prevedere l’introduzione obbligatoria della contrattazione collettiva europea nelle grandi imprese presenti in più Paesi.
  • Riformare la direttiva appalti pubblici, generalizzando la responsabilità del contraente principale, promuovendo la contrattazione collettiva e garantendo a tutte le lavoratrici e i lavoratori della catena di subappalto le stesse condizioni di lavoro, gli stessi livelli di sicurezza e la stessa retribuzione, anche al fine di superare convenzioni e accordi
  • Rendere permanente, rafforzare ed estendere lo strumento europeo di supporto alla mitigazione dei rischi della disoccupazione in caso di emergenze (SURE) creato a risposta della crisi pandemica per salvaguardare i Il suo campo d’azione dovrebbe essere allargato anche per supportare l’adattamento alla conversione ecologica.
  • Garantire l’accesso alla protezione sociali a tutte le lavoratrici ed i lavoratori, anche aticipi o precari, per combattere la povertà e non lasciare nessuno indietro.

L’EUROPA OLTRA IL MERCATO

L’Unione Europea per troppi anni è stata soprattutto un grande mercato fondato sul principio della libera concorrenza, con una spinta fortissima verso le privatizzazioni e la centralità dell’impresa come unico fulcro di funzionamento.

Noi vogliamo invece introdurre un’anima sociale e ambientale, che parta da ciò che afferma la nostra Costituzione: l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

Questo significa mettere al centro i beni comuni, rafforzare la responsabilità sociale delle aziende, pretendere che l’impronta ecologica sia determinante nella scelta fra le diverse opzioni produttive disponibili.

Abbiamo bisogno di rivedere profondamente il modello di competitività europeo sui mercati globali. Oggi infatti la costruzione della catena della produzione e del commercio globale incrocia clamorose e inaccettabili violazioni dei diritti umani, espliciti comportamenti di dumping che oltrepassano i diritti sociali, sindacali e del lavoro, eclatanti conseguenze sull’ambiente sul cambiamento climatico, sulle popolazioni indigene, sulla continua depredazione di risorse naturali e persino fenomeni di corruzione. Un nuovo modello di competitività europeo deve respingere tali pratiche di ribasso sulle ambizioni sociali e ambientali e lavorare invece per ricondurre una globalizzazione apparentemente ristagnante verso un nuovo ed inedito binario di giustizia ed equilibrio.

Per questo proponiamo di:

  • Imporre una condizionalità sociale ed ecologica a tutte le imprese che ricevono aiuti pubblici, implementando un sistema efficace di controlli, e promuovere l’economia sociale solidale nell’assegnazione degli aiuti di Stato.
  • Irrobustire gli obblighi europei di trasparenza sull’impatto ecologico e sociale delle imprese.
  • Rafforzare gli obblighi prudenziali delle banche (cioè le regole che limitano l’assunzione di rischi sconsiderati), in particolare applicando le regole di Basilea III senza alcun allentamento dei requisiti patrimoniali.
  • Rafforzare drasticamente la regolamentazione europea del settore delle criptovalute e vietare le pratiche più speculative o dannose per l’ambiente.
  • Escludere i servizi pubblici di interesse generale da ogni obbligo di liberalizzazione e privatizzazione e favorire la loro eventuale
  • Stabilire obiettivi e traguardi concreti per migliorare i servizi pubblici a diversi livelli, sulla base dei valori e dei principi di uguaglianza, finanziamento solidale, controllo democratico, partecipazione dei lavoratori e dei cittadini e valutazione partecipata e trasparente.
  • Estendere l’elenco dei settori di interesse generale e dei beni comuni esenti dal diritto della concorrenza, includendo ad esempio l’edilizia
  • Migliorare la direttiva sulla Due Diligence delle imprese, rendendo tutte le aziende, indipendentemente dal settore e dalla dimensione, responsabili dell’intera catena di fornitura per il rispetto dei diritti umani e di standard adeguati in materia sociale e
  • Creare un ente di parti sociali europee che annualmente fornisca un’analisi delle retribuzioni fornite da ogni piattaforma, sia per i lavoratori dipendenti che per creatori e artisti, fornendo dati alle istituzioni europee rispetto ai contributi trattenuti dalle piattaforme e quelli richiesti da editori e altri detentori di diritti per conto terzi.
  • Creare un sistema di rating aziendale europeo basato su standard internazionali rispetto alla sostenibilità ambientale che può essere utilizzato dai consumatori per effettuare le loro scelte, basato sulla tecnologia blockchain e intelligenza artificiale.

L’EUROPA CHE INNOVA PER IL BENE COMUNE

Se l’Unione Europea vuole avere un futuro come potenza industriale necessita obiettivi condivisi, una pianificazione collettiva e risorse comuni per garantire ricerca, innovazione e investimenti.

È inoltre indispensabile che lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali siano protagoniste del processo produttivo, così da garantire un costante incremento della produttività, un’equa distribuzione dei vantaggi che ne derivino e un impatto positivo delle nuove tecnologie, a partire dall’Intelligenza Artificiale.

Tecnologia e innovazione però non sono concetti neutrali. Tutte le innovazioni hanno uno scopo, e tali scopi derivano dai rapporti di forza nella società. Si possono destinare risorse e tempo per sviluppare tecnologie avanzatissime volte a compiere bombardamenti, a ridurre il numero di lavoratori per tagliare i costi di produzione o a controllare i dati dei cittadini, oppure si può decidere invece di dedicarli per debellare le malattie rare o la povertà. Non si tratta di un destino inevitabile, ma di scelte politiche precise. I rapporti di forza odierni nella società fanno sì che l’innovazione tecnologica finisca oggi per favorire soprattutto i super-ricchi e il comparto militare.

Noi pensiamo però che l’innovazione tecnologica non sia un mero obiettivo per aumentare il profitto, ma che possa essere invece un mezzo per creare un mondo più giusto, sostenibile e femminista.

Per questo proponiamo di:

  • Espandere il piano Horizon Europe ad almeno 150 miliardi, finanziando l’espansione con debito comune europeo.
  • Richiedere però l’esclusione dal programma Horizon (come per tutti gli altri programmi quadro per l’innovazione) di tutti i paesi europei e terzi che vengono riconosciuti in violazione di diritti umani.
  • Elaborare un Piano Economico Europeo che indichi agli attori economici privati e alle imprese in quali settori l’UE prevede di investire per i prossimi anni, quante risorse e a che scopi. Tale piano servirà ai suddetti agenti privati a fare calcoli di investimento più razionali e guiderà anche gli investimenti pubblici europei.
  • Finanziare un fondo per il sostegno ai sindacati europei allo scopo di creare un centro di formazione e aggiornamento permanente per i lavoratori, prevedendo il riconoscimento a livello europeo dei certificati rilasciati da tale centro di formazione.
  • Introdurre requisiti specifici sul consumo di energie rinnovabili come fonte prevalente di alimentazione per infrastrutture ICT & Cloud all’Interno dei bandi per gare d’appalto.
  • Inserire requisiti di sovranità europea per la difesa di compagnie europee, per la difesa dei dati di cittadini europei e per la tutela dalle ingerenze di paesi terzi.
  • Istituire un’agenzia europea di ricerca sull’intelligenza artificiale a capitale interamente pubblico, che tenga insieme un approccio etico, regolamentare, di ricerca e industriale, così da sfidare le corporation USA e da proporre un approccio integralmente umanista alla grande sfida tecnologica dei prossimi anni.
  • Adottare una direttiva anti-delocalizzazioni, con l’obiettivo di imporre l’adozione di percorsi obbligatori di confronto con i sindacati, le comunità locali e i Governi nazionali in caso di ipotesi di chiusura di stabilimenti produttivi e di impedire trasferimenti di produzione interni ai paesi dell’Unione Europea, qualora si riscontrino motivazioni di dumping sociale o ambientale.

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