FRATOIANNI ALLA CAMERA. SINISTRA ITALIANA: “SE VUOI LA PACE PREPARA LA PACE”

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La posizione di Sinistra Italiana che, con  Nicola Fratoianni alla Camera ha votato NO al documento che ha stabilito l’invio di armi in Ucraina ed ha presentato una propria risoluzione (sia alla Camera che al Senato

LINK AL VIDEO DELL’INTERVENTO DI FRATOIANNI ALLA CAMERA

https://www.facebook.com/watch/live/?extid=NS-UNK-UNK-UNK-IOS_GK0T-GK1C&ref=watch_permalink&v=1115082089273546

“Torna l’incubo della guerra in Europa. E insieme a questo, anche l’incubo di una cultura di guerra e di una politica che ha abbandonato il vocabolario pacifista.

Ieri in Parlamento abbiamo espresso la nostra netta contrarietà all’invio di armi e al coinvolgimento dell’Italia in guerra. Perché siamo convinti che la Pace si costruisca con la diplomazia e con un ruolo politicamente più chiaro e netto dell’Europa, che invece stenta a manifestarsi.”

Ecco il testo :

Il Senato della Repubblica,

premesso che:

– condanna con la massima fermezza le azioni militari della Russia in Ucraina che apre scenari angoscianti, mette in pericolo la sicurezza globale e si pone in palese violazione del diritto internazionale ed in particolare della Carta delle Nazioni Unite che all’articolo 2 paragrafo 4 impone agli Stati di astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza dirette “contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato”;

– ritiene sia necessario il massimo impegno dell’Italia e dell’Unione Europea in ogni sede internazionale per la fine immediata delle ostilità, per una ripresa dei canali diplomatici e la costruzione di un processo di pace; ricorda l’inviolabile obbligo costituzionale di ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali ed esclude pertanto qualsiasi partecipazione militare dell’Italia al conflitto e la fornitura di armi;

– esprime la massima solidarietà alla popolazione ucraina coinvolta nel conflitto, alle donne, gli uomini e i bambini le cui vite sono state colpite da questo attacco ingiustificabile; ritiene che il tributo umano potrebbe essere catastrofico e che sia inaccettabile che le vittime principali di questo conflitto, come di ogni conflitto, siano le popolazioni civili inermi e guarda con angoscia al probabile aggravarsi della loro condizione;

– considera importanti le parole di Papa Francesco, che si schiera apertamente per la pace e contro la guerra ricordando che “chi fa la guerra dimentica l’umanità. Non sta dalla parte dalla gente, non guarda la vita concreta delle persone, ma mette davanti a tutto gli interessi di parte e di potere, si affida alla logica perversa e violenta delle armi. In ogni conflitto la gente comune è la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini. Sono fratelli e sorelle per le quali è urgente aprire corridoi umanitari e che vanno accolti” e ribadendo che “chi ama la pace, come recita la Costituzione italiana, ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”;

– considera urgente mettere in campo una risposta coordinata di aiuto umanitario alla popolazione colpita e che l’Italia e l’Unione Europea non facciano mancare il proprio contributo in questo senso. È fondamentale che sia consentito un accesso ed una agibilità operativa sicura e senza restrizioni per tutte le organizzazioni impegnate nell’aiuto e che allo stesso tempo siano strutturati corridoi umanitari per chi si trova costretto a lasciare il paese;

– tra le conseguenze umanitarie dell’attuale conflitto si prevede un numero altissimo di sfollati e rifugiati e che rispetto a queste persone non dovrà venir meno un impegno concreto ed effettivo di solidarietà e accoglienza. Constata tuttavia che, come già dimostrato in numerose altre situazioni come la recente crisi ai confini tra la Polonia e la Bielorussia, l’attuale quadro normativo dell’UE per l’accoglienza dei rifugiati risulta ancora inadeguato sia in termini di solidarietà che di garanzie per il rispetto del diritto internazionale;

– ritiene necessario definire a livello internazionale un meccanismo di accertamento oggettivo dei fatti per raccogliere le prove delle violazioni del diritto umanitario internazionale e degli abusi dei diritti umani negli attuali combattimenti, in quelli intercorsi negli anni precedenti e in qualsiasi occupazione che possa seguire;

– condanna il riconoscimento da parte della Russia della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk, ricorda però al contempo che gli accordi di Minsk avevano stabilito una tabella di marcia per la pace e la reintegrazione di quelle regioni controllate dai separatisti sotto uno “status speciale” e che questo impegno è stato disatteso. Ritiene che il riconoscimento dell’autonomia e il rispetto della popolazione russofona di queste regioni, nello spirito degli accordi di Minsk, può essere un elemento importante per la definizione di un nuovo equilibrio di pace;

– deplora con forza il rafforzamento di formazioni politiche e paramilitari di estrema destra in Ucraina, spesso protagoniste dei combattimenti nelle province separatiste e del condizionamento dell’agenda politica ucraina, anche per quanto riguarda la mancata applicazione di quei punti degli accordi di Minsk che prevedevano un’intesa con i separatisti e una maggiore autonomia di quelle regioni. Ricorda che diverse autorevoli fonti, tra cui Amnesty International e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) hanno denunciato che tali formazioni si sono rese responsabili di numerose atrocità anche contro la popolazione civile. Sottolinea che qualsiasi correlazione con tali formazioni è di fatto incompatibile con “i valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze” esplicitati all’art.2 del Trattato sull’Unione Europea;

– ritiene che la progressiva espansione della NATO e, ancor più, un continuo incremento della sua capacità militare nell’est Europa sia stato un errore strategico grave e consistente. La crisi attuale dimostra la fallacia, anche in termini di deterrenza, di una politica fondata sulla polarizzazione e la corsa agli armamenti. È emblematico come nelle difficili giornate precedenti lo scoppio del conflitto, proprio mentre erano in corso tentativi diplomatici volti a prevenirlo, abbiamo assistito ad un atteggiamento volto ad inasprire e ad aumentare la tensione in assenza di un comportamento equilibrato volto a favorire una, pur difficile, de-escalation. Ricorda che la NATO è stata costituita sulla base di un accordo di difesa collettiva e che la sua finalità dovrebbe essere quella di assicurare la pace e la sicurezza, ritiene pertanto che andrebbe escluso qualsiasi suo coinvolgimento in questo contesto;

– constata che la crisi attuale trova tra le sue molteplici cause anche il venir meno di un approccio multilaterale alle relazioni internazionali e dalla forzatura ideologica e materiale su un sistema polarizzato che penalizza l’esercizio del dialogo e delegittima persino i luoghi in cui questo avviene. Il ruolo marginale svolto in questa crisi dalle Nazioni Unite e l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) sono un sintomo evidente di questa polarizzazione. Ritiene quindi che il necessario e urgente percorso di pace debba essere incardinato all’interno della rilegittimazione dei luoghi multilaterali dove poter ricercare, non senza fatica, soluzioni più avanzate e condivise che garantiscano l’effettiva sicurezza globale;

– l’Unione Europea è risultata in questi anni schiacciata in questo meccanismo di polarizzazione globale e non è stata capace di svolgere quel ruolo autonomo in un contesto multilaterale che sarebbe stato necessario. La difesa della pace, della democrazia e dei diritti umani nel mondo sono elementi costitutivi dell’Unione e su questi deve basarsi la sua azione esterna e quella autonomia strategica che oggi sembra essere distante dalla concretizzazione effettiva. All’Unione, che oggi vede ai propri confini un conflitto così drammatico e carico di possibili conseguenze per la propria sicurezza, spetta il compito di lavorare per il raffreddamento delle tensioni e per i processi di pacificazione attraverso gli strumenti della diplomazia e del negoziato. È interesse dell’Unione nel suo complesso farsi carico di tutte le paure di sicurezza del proprio confine orientale, ma nella consapevolezza che la strada di un progressivo e reciproco disarmo rappresenta l’unica effettiva garanzia di reciproca sicurezza per l’UE, per l’Ucraina e per la Russia;

– bisogna da subito lavorare, insieme all’immediato cessate il fuoco, alla convocazione di un negoziato di pace multilaterale che abbia al centro la definizione di un piano concreto di disarmo e smilitarizzazione reciproca dell’area. In questo contesto, attorno alla definizione di uno “status neutrale” per l’Ucraina, non escluso dallo stesso presidente Zelensky, è possibile lavorare per costruire delle garanzie di sicurezza e di pacificazione del conflitto.

– ritiene necessario sostenere, insieme all’immediato cessate il fuoco, la proclamazione di “Kiev città aperta”, come proposto dalla Comunità di Sant’Egidio;

– il necessario percorso di disarmo deve riguardare in particolare le armi nucleari. Sebbene il Trattato di Non Proliferazione (TNP) rappresenti ancora oggi un riferimento imprescindibile, i progressi compiuti per quanto riguarda l’obiettivo di disarmo sono ancora molto limitati e i tentativi di conseguire l’universalizzazione del trattato non sono riusciti. Occorre quindi un avanzamento significativo che porti allo smantellamento almeno dei missili a lungo e medio raggio in Europa e nella Russia occidentale e una adesione formale ed effettiva anche al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW);

– considera che le sanzioni sono uno strumento di deterrenza da utilizzare sapendo discernere tra i vari strumenti a disposizione e da inserire progressivamente. Occorre evitare che le sanzioni determinino danni alla popolazione russa, come nel caso dell’universalizzazione dei divieti di visto, e conseguenze sociali per i cittadini europei. Sono invece sicuramente necessarie azioni forti contro i responsabili politici, le istituzioni finanziarie che li sostengono, ed è urgente concentrarsi sui patrimoni dei grandi oligarchi russi che hanno in Europa ingenti capitali. Questo richiederebbe una forte misura di trasparenza globale sui grandi patrimoni, che in questo contesto agevolerebbe la messa in campo di sanzioni effettivamente deterrenti e, più in generale, sarebbe un fondamentale strumento di contrasto alle pratiche diffuse di elusione fiscale;

– questa crisi geopolitica e militare è inevitabilmente legata nello suo sviluppo e nelle sue conseguenze alla questione energetica. La riduzione della dipendenza energetica dalla Russia è sicuramente necessaria, ma deve però svilupparsi nel quadro di una complessiva strategia che rifletta le ambizioni degli impegni assunti contro il cambiamento climatico. In questo senso bisogna evitare che la giusta riduzione della dipendenza energetica si traduca nella ricerca di forniture più costose e cariche di maggiori conseguenze ambientali, in rapporti economici subalterni o in pericolosi passi indietro come il ricorso al nucleare;

– ritiene di grande importanza il crescere in tutto il mondo di diffuse e grandi mobilitazioni per la pace, crede poi sia particolarmente preziosa la protesta della società civile che si è sviluppata in questi giorni in numerose città russe contro l’intervento militare e per la pace. In queste migliaia di donne e uomini risiede la speranza migliore per una vera costruzione di pace e per una più profonda democratizzazione della Russia. Condanna fortemente quindi la repressione e gli arresti dei manifestanti;

– ricorda che dalla Russia sono partiti in questi anni numerosi tentativi di interferenza nei processi democratici nei paesi europei. Abbiamo infatti assistito a contatti, connessioni politiche e presunti finanziamenti occulti a partiti, figure e movimenti politici della destra europea e alla organizzazione di campagne di disinformazione che hanno avuto spesso come bersaglio migranti, donne, comunità LGBITQ e minoranze.

impegna il Governo:

  • ad utilizzare tutti i mezzi della diplomazia e della pressione internazionale per una cessazione immediata del conflitto;
  • a ribadire alla Russia l’urgenza del ritiro delle proprie forze da tutto il territorio ucraino e la revoca immediata del riconoscimento della Repubblica Popolare di Donetsk e della Repubblica Popolare di Lugansk;
  • a garantire il massimo supporto e un immediato aiuto umanitario alla popolazione coinvolta nel conflitto, lavorando al contempo per garantire passaggi e spazi d’azione sicuri per le agenzie internazionali e le organizzazioni non governative impegnate nel soccorso e nell’aiuto e per la costruzione di corridoi umanitari;
  • ad escludere qualsiasi forma di reazione militare all’attacco russo in Ucraina e di fornitura di armi e a favorire una progressiva descalation e alla apertura di un tavolo negoziale;
  • a sostenere la società civile pacifista che in queste giornate chiede una cessazione immediata delle ostilità;
  • ad investire su un nuovo protagonismo dell’Unione Europea per la pace, nel quadro di una sua effettiva autonomia strategica, a riaprire una prospettiva di relazioni multilaterali, ad opporsi a progetti di ulteriore allargamento della NATO e a sostenere, anche in quella sede, un progressivo impegno di disarmo dall’area;
  • a mettere in campo misure urgenti volte a mitigare le conseguenze sociali delle sanzioni e di farlo mantenendo un orientamento marcatamente redistributivo che guardi prioritariamente alla perdita di potere d’acquisto delle famiglie in maggiore difficoltà economica;
  • a lavorare all’interno delle istituzioni dell’Unione Europea affinché a misure sanzionatorie dure come quelle predisposte corrisponda, in vista di una sua profonda e piena riforma, anche la sospensione del Patto di Stabilità e crescita;
  • a definire misure di riduzione della dipendenza energetica dal gas che siano fondate sul potenziamento delle energie rinnovabili.

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