Draghi insiste con le armi. La battaglia si sposta sul Def

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Effetto Ucraina. Il premier: «Necessario l’aumento» Dal M5S: «Parliamone al momento di stanziare le risorse»

Nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio europeo, il presidente del consiglio Mario Draghi ha articolato meglio il suo pensiero su Putin che aveva espresso martedì scorso a Montecitorio, chiosando l’intervento del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Il modo migliore per dimostrare di volere la pace è cessare le ostilità e sedersi al tavolo, se non si fa questo è perché si spera di guadagnare terreno – spiega Draghi – Ad un certo punto arriverà un tavolo di pace, ma speriamo arrivi prima della distruzione totale dell’Ucraina».

QUANTO ALLA DIFESA, draghi ribadisce la posizione. «È fondamentale per l’integrazione politica, perché la garanzia di una difesa europea è la garanzia che non ci faremo più la guerra». «Si può coordinare meglio la spesa europea – prosegue – Ma che sia necessaria e urgente una spesa per l’adeguamento tecnologico me lo dicono tutti gli esperti». Il tema continua a scuotere la maggioranza, e a far discutere soprattutto i promessi alleati Movimento 5 Stelle e Pd. I grillini adesso dicono di non voler presentare alcun ordine del giorno sul tema e di non voler votare quello che è stato già depositato da Fratelli d’Italia e che ribadisce l’obiettivo del 2%. La questione, dicono, è rinviata al Def, quando verranno stanziate le risorse.

DIETRO IL VESSILLO alzato da Giuseppe Conte da qualche giorno, tuttavia, si intravede una possibile mediazione. «Oggi spendiamo 25 miliardi di euro all’anno per la difesa – dice la capogruppo al senato Maria Castellone – Quello che ha detto il presidente Conte è: intanto razionalizziamo queste spese e facciamo gli investimenti in quei settori della difesa in cui l’Italia è ancora troppo indietro, penso alla cybersecurity e a tutte le nuove tecnologie. Non facciamo l’errore di pensare che per questa guerra l’Italia debba avviare una corsa alle armi». Ancora più dialogante il dimaiano Manlio Di Stefano, sottosegretario agli esteri: «Se l’ordine del giorno parla di ‘valutare l’opportunità’ – dice a RadioRai – può essere votato, perché significa che saranno aumentate al momento giusto. Altra cosa è se l’odg dirà che l’aumento sarà dal giorno successivo».

IL DIBATTITO attraversa inevitabilmente il congresso Anpi di Riccione. Liliana Segre due giorni fa aveva rigettato ogni equivalenza tra aggressori e aggrediti ma anche insistito sulla necessità che tacciano le armi e la diplomazia trovi il modo di riaprire la trattativa tra le parti. Ieri dall’Anpi hanno risposto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che aveva invitato a prestare «solidarietà attiva a chi sta resistendo» in Ucraina. «Siamo allarmati dall’evidenza di una corsa al riarmo di tanta parte dei paesi europei, compreso il nostro – scrivono dall’Associazione partigiani – Rammentando che entrambi i conflitti mondiali furono preceduti da un analogo fenomeno. Pensiamo per queste ragioni che occorra compiere tutti i tentativi, come chiesto in queste ore da Francia e Germania anche con il sostegno del nostro paese, per la costruzione di un tavolo negoziale che veda un ruolo attivo dell’Ue al fine di un accordo condiviso e urgente perché, più si estende l’occupazione militare dell’Ucraina, più stringenti possono diventare i condizionamenti russi sull’esito della trattativa».

A RICCIONE c’era anche Nicola Fratoianni di Sinistra italiana. «Se cercate gli amici di Putin non venite al congresso dell’Anpi, non li troverete fra i pacifisti, non li troverete nelle piazze della pace – ha scandito Fratoianni – Gli amici di Putin li troverete, anche piuttosto numerosi, nella parte più a destra del governo Draghi. Gli amici di Putin li troverete tra quelle organizzazioni neofasciste che il parlamento aveva detto di sciogliere e che ancora oggi non sono state sciolte dall’esecutivo».

Redazione Politica

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